La Scuola Lacaniana

Lacan ha così formulato il compito della sua Scuola: “deve compiersi un lavoro che - nel campo che Freud ha aperto, restauri il vomere tagliente della sua verità - che riconduca la prassi originale che egli ha istituito col nome di psicoanalisi al compito che le spetta nel nostro mondo - che, con una critica assidua, vi denunci le deviazioni e i compromessi che smorzano il suo progresso e ne degradano l’impiego”.

La scuola di psicoanalisi lacaniana

La Scuola di Psicoanalisi-EPFCL (Ecole de Psychanalyse des Forums du Champ Lacanien) fondata nel 2001 a Parigi dall’assemblea IF (Internazionale dei Forum) ha le seguenti funzioni:

Sostenere “l’esperienza originale” in cui consiste una psicoanalisi e permettere la formazione degli analisti

Analisi personale e didattica.
L’asse fondamentale della formazione avviene attraverso la psicoanalisi personale; sappiamo che Lacan ha eliminato la distinzione tra analisi personale e analisi didattica con la formula “la psicoanalisi, didattica”; questo per dire che non ce n’è un’altra.
Un’analisi è didattica nella misura in cui il soggetto, oltre al beneficio terapeutico, ne ha ricavato un insegnamento, un effetto analitico che riguarda il desiderio dell’analista, di cui nella passe si può dare testimonianza. Il desiderio dell’analista è un prodotto dell’esperienza analitica.

Dispensare la garanzia di questa formazione tramite il dispositivo della passe e l’approvazione degli analisti ”che ne hanno dato prova”

Un’altra funzione della Scuola riguarda la garanzia e dunque la verifica che ci sia dell’analista.
“La verifica si impone più che mai nel contesto attuale, nel quale gli analisti esistono e sono sempre più numerosi…E’ l’unica professione nella quale è sufficiente dichiararsi tali perché si creda che lo siate…autorizzarsi è talmente ammesso, la cosa è così banalizzata da valere come suggestione, come pre-autorizzazione.
Gli analisti che si dicono tali esistono in giro per il mondo, ma questo non prova niente.
É proprio perché questo non prova niente che è più che mai necessario provare la formazione, secondo l’espressione di Lacan nel 1970, e dunque si pone la questione dell’analista autenticato o che ha fatto le sue prove… Di prove ne esistono di due generi: c’è l’esperienza in quanto valutata dagli altri, gli altri della stessa comunità necessariamente; e poi c’è la prova mediante la passe, essenziale, in cui l’analista è autenticato dalla testimonianza sulla sua analisi, didattica”

(Colette Soler)

Sostenere “l’etica della psicoanalisi che è la pratica della sua teoria”(J.Lacan) (Principi direttivi per una Scuola orientata dall’insegnamento di S.Freud e J.Lacan)

Infatti “produrre con grandi spese un desiderio inedito come risultato di un’analisi, verificarlo perfino nel dispositivo della passe e non creare le condizioni di discorso senza le quali questo desiderio ha forti possibilità di lasciarsi soffocare dalle impasses di gruppo, sarebbe illogico e verrebbe meno al discorso analitico.
Produrre il desiderio dell’analista nella cura e verificarlo nel dispositivo di Scuola non basta ancora. Questo desiderio bisogna anche sostentarlo perché è ben lontano dall’avere l’indistruttibilità che Freud attribuiva al desiderio inconscio. La trasformazione che un soggetto ricava da un’analisi finita è certo sotto diversi aspetti irreversibile… ma il desiderio che ne scaturisce non è indistruttibile, ma piuttosto episodico e precario. É precisamente per parare alle sue eclissi che una Scuola si impone.” (Colette Soler)
Se Lacan ha voluto una Scuola – e non un’associazione professionale – è proprio per creare un luogo che tenesse viva l’elaborazione analitica e il desiderio.

www.champlacanien.net

Dunque la Scuola “si specifica per il lavoro e l’elaborazione a tutti i livelli. Come dire che in essa la priorità è data alla posizione analizzante.

Perché non parlare di Analizzante di Scuola?

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Analizzante di scuola

E’ analizzante di Scuola colui che aggiunge al lavoro della cura e dei controlli il lavoro di elaborazione – lettura, studi, produzione stessa. Ricordando che non ogni lavoro è analitico. Lo è solo quando porta effettivamente contro la rimozione, perché nella psicoanalisi non c’è sapere che non venga guadagnato sia sulla rimozione sia sulla preclusione. Il sapere che si inventa viene sempre guadagnato sul punto di preclusione della struttura.
Quanto al sapere che è già lì, elaborato, depositato nel testo di ogni inconscio o nei testi della dottrina, deve essere riconquistato ogni volta, guadagnato di nuovo sulla rimozione sempre all’opera….
E quando ci si domanda chi può entrare nella Scuola, dato che non sono tutti, si potrebbe essere tentati di rovesciare l’idea comune e, preferendo l’analizzante di Scuola all’analista quando è irrimediabilmente installato fuori della via analizzante, dire: che nessuno entri se non è analizzante, o analizzante di Scuola in potenza” (citazioni dal testo di Colette Soler, Da un’impasse, l’altra)

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