Psicoanalisi, Psicoterapia, Formazione

La psicoanalisi, come dottrina e come campo di esperienza, permette al soggetto che vi si è impegnato, attraverso un particolare modo di legame con quel partner che è l’analista, di operare sulla radice inconscia delle sue formazioni sintomatiche. Il trattamento analitico, oltre ad avere effetti terapeutici, è già a suo modo formativo, in quanto restituisce capacità perdute del soggetto e ne può attivare di nuove, si configura come un’esperienza di sapere e tende a una più ampia riformulazione della posizione soggettiva, obiettivo esplicito del metodo analitico (Freud, 1937). Di conseguenza l’ICLeS ritiene che anche per chi voglia operare come psicoterapeuta secondo l’orientamento analitico, il fondamento essenziale della formazione sia la psicoanalisi come esperienza personale, nella sua fondamentale portata didattica e formativa. L’azione di un terapeuta che abbia affrontato una psicoanalisi personale potrà infatti risultarne orientata, dando luogo a trattamenti che saranno resi specifici dalla sua esperienza di analisi, pur restando tuttavia strutturalmente distinguibili dall’esercizio della psicoanalisi come attività propria dello psicoanalista.

Attualità della clinica psicoanalitica lacaniana

Come può la ‘vecchia’ psicoanalisi cogliere e trattare le nuove forme dei sintomi?

L’accento specifico della formazione ICLeS è posto sull’attualità della clinica psicoanalitica, una clinica dell’inconscio che si misura con le sfide della nostra epoca, caratterizzata dall’impero delle tecnoscienze, dei manuali statistici e delle risposte preconfezionate.
L’epoca dei nuovi sintomi e della non-domanda interroga fortemente la psicoanalisi, in particolare l’opzione lacaniana che punta sul legame sociale e aspira a portare la clinica all’altezza dell’attuale disagio della civiltà.

La ragione della proposta dell’ICLeS consiste infatti nella possibilità di mettere alla prova, oggi, la validità della clinica istituita da S.Freud, che da subito mette in atto un metodo, quello analitico, che tiene conto degli effetti della relazione (transfert).
In seguito J.Lacan, con le sue nozioni di godimento e di legame sociale, ha predisposto strumenti preziosi per cogliere e affrontare la dimensione sociale-relazionale della clinica e la sua incidenza nelle ‘nuove’ formazioni patologiche (dipendenze, anoressia-bulimia, panico, depressione…)

Come la psicoanalisi, da Freud in poi, ha documentato, il soggetto è fatto di legami; le nozioni freudiane di complesso di edipo, identificazione, super-io e ideale dell’io e specialmente quelle formulate da Lacan, di Altro, alienazione e separazione, di legame sociale, dicono che il soggetto e le sue formazioni sintomatiche si decidono a partire dalle vicissitudini dei suoi legami (con l’Altro e con gli altri), a partire da quelli materno-familiari.
La clinica psicoanalitica riguarda dunque un reale specifico: il soggetto in quanto preso, e a volte perso, nelle difficoltà dei suoi legami.

Quale legame nuovo può allora permettere di uscire dal disagio e trovare soluzioni più vivibili? Quale implicazione per chi è nel posto del terapeuta e quali le impasses che può incontrare?
Non per caso “educare, governare, curare” sono – secondo Freud – “compiti impossibili”.
Darsi le ragioni teoriche e pratiche di questa impossibilità permette allo psicoterapeuta di situare e orientare la propria pratica e i suoi limiti, e renderla così più efficace.

Gli strumenti che la psicoanalisi ci ha insegnato a usare non sono infatti necessariamente legati al confortevole setting tradizionale, ma possono essere adoperati in molteplici contesti, che si tratti di istituzioni pubbliche o studio privato, e molteplici situazioni, comprese quelle in cui la domanda sembra assente.
Con Lacan possiamo dire che la psicoanalisi non è questione di tecnica ma di desiderio, questo vuol dire che (aldilà del setting) si è nel discorso analitico ogni volta che nell’ascolto dell’altro e nell’intervento che si attua si tiene aperto lo spazio di quel “sapere non saputo” che chiamiamo inconscio; un sapere che lavora da solo e che produce effetti (sintomi) e affetti, a volte insopportabili, nella vita dei soggetti che incontriamo nella nostra pratica clinica.

Allo psicoterapeuta occorre dunque una formazione che sia all’altezza dell’attuale disagio della civiltà.

La proposta dell’ICLeS è volta verso una formazione che chiama in causa il desiderio e per questo non è riducibile all’acquisizione di tecniche: una formazione in linea con la psicoanalisi non può che essere etica -in quanto riguarda la posizione che il terapeuta assume nei confronti del soggetto che si trova a incontrare, nel suo studio e/o in istituzione.

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Clinica dei legami sociali

Il concetto di legame sociale – che è inscritto nel nome del nostro Istituto – rimanda alla formulazione specifica che J.Lacan ne ha fatto nel Seminario Il rovescio della psicoanalisi (1969).
La psicoanalisi lacaniana ha superato o rese inessenziali certe apparenti antinomie che vedono da un lato il soggetto come individuo isolabile e separabile dai suoi legami (che dunque non meriterebbero troppa considerazione), dall’altro la prevalenza del contesto sociale, del ‘sistema’ delle relazioni, che non tiene conto della singolarità irriducibile, vale a dire dell’inconscio, di ciascuno.
Per la tradizione psicoanalitica, il soggetto -in quanto “parlante”- è fin da subito in rapporto con il contesto, con l’ambiente che lo accoglie e lo contiene, con l’Altro, come lo definisce J. Lacan: il soggetto è originariamente in rapporto con questo Altro, prima di tutto come Altro materno-familiare, per i discorsi che su di lui vengono formulati prima ancora che nasca, che si tessono intorno a lui e a lui sono indirizzati, che gli vengono proposti come “rete” che non solo lo avvolge, ma lo implica e in parte lo condiziona nelle sue risposte, risente dei suoi rifiuti, lo stringe nelle sue maglie.
Il soggetto è dunque inevitabilmente intessuto di legami e preso in una fondamentale relazionalità, specialmente a livello dell’inconscio (in psicoanalisi il soggetto è “soggetto dell’inconscio”).
I legami sociali, come fonte di malessere ma anche come risorsa, fanno parte del reale del soggetto, dunque di ciò che la clinica intende trattare.
Per questo allo psicoterapeuta occorre oggi una formazione clinica adeguata a lavorare con questo reale.

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